- ovviamente con la "e" finale accentata -
A CURA DI PIETRO VISCHI
Il Comitato dei perché. Ovvero: se questo non è un progetto…
“Tutti dovrebbero fare il proprio Comitato dei perché”. Lo ha detto (scritto – nero su bianco) Pietro Vischi – già numero 1006 dello stesso Comitato – dal lui stesso concepito, come per ischerzo, nell’ormai lontano 1983.
Trattasi, nella sostanza (se di sostanza si può parlare), di un elenco, o
meglio, della lista in progress dei nomi degli aderenti al suddetto
Comitato.
Cito me stesso: “[…] nient’altro che un pretesto (e non era poco) per un sano divertimento
a costo zero, consistente appunto nell’elencazione, numerata progressivamente,
di nomi e cognomi di persone reali […] o immaginarie […], comuni […] o celebri […], conosciute […] o
sconosciute […], plausibili […] o inverosimili […], viventi […] o defunte […], arbitrariamente prescelte senza motivi riconducibili a una qualsiasi
logica che travalicasse l’ispirazione del momento”.
La cosa,
protrattasi indicativamente fino al 1990, per un totale di 7888 nominativi, si
è arenata ben prima della meta ideale di 10.000 nomi, obiettivo in realtà
maturato in corso d’opera, quando probabilmente già si erano manifestati i
primi segni di stanchezza e l’originaria spontaneità dell’operazione, perso il
suo slancio iniziale, necessitava di un supplemento di (non) senso, quale,
appunto, il raggiungimento di un traguardo, come in una competizione con sé stessi.
Trentaquattro
anni dopo, prossimo all’età senile, il Vischi (nato a Orzinuovi nel 1956) ha
riscoperto quel mai dimenticato divertissement giovanile e, anche grazie
al contributo disinteressato di fidati collaboratori, ha finalmente raggiunto,
in data 1° gennaio 2026, la tanto agognata quota 10.000.
Ora non
(gli) resta che terminare la trascrizione “in bella copia” dei fortunati diecimila
(cinquanta per pagina, per un totale di duecento pagine) e bussare alle porte
della casa editrice…